Prof. Adriano La Femina: La canzone “A forza 'e respirà ” come narrazione di storie sociali vissute ascoltando persone provenienti da contesti segnati da conflitti, instabilità politica e colpi di Stato. Storie raccontate in prima persona immedimandosi nei personaggi perchè per lui parlare in terza persona sarebbe stata vigliaccheria.

 

L'Arte del Disagio: La Scelta di Essere Voce degli Invisibili

Il brano in esame nasce da una precisa necessità testimoniale: esso rappresenta la trasposizione narrativa di esperienze reali, raccolte attraverso l’ascolto diretto di persone provenienti da contesti segnati da conflitti, instabilità politica e colpi di Stato. Durante il proprio percorso in Svizzera e in diverse aree d’Europa, l'autore ha incontrato cittadini provenienti da varie nazioni, inclusi diversi Paesi africani e del Medio Oriente, che hanno condiviso il peso di un’esistenza trascorsa sotto regimi oppressivi o in territori di guerra.

In questa prospettiva, le storie raccontate nel testo non appartengono a un contesto nazionale statico, ma riflettono il punto di vista interiorizzato di rifugiati e migranti che oggi vivono in Europa portando con sé il trauma del passato e un rapporto intrinsecamente complesso con le istituzioni dei Paesi d'origine. È una narrazione che dà voce a chi è diventato apolide, a chi ha perso la speranza di un ritorno e a chi vive la propria condizione di "ospite" con il carico di un vissuto invisibile agli occhi della società occidentale.

È importante sottolineare, inoltre, il valore profondamente personale e transnazionale che questa canzone ha assunto per l'autore. Adriano Lafemina ha infatti condiviso il brano con alcuni cari amici che vivono direttamente il dramma dei conflitti e della repressione: un amico curdo, profondamente provato dalla situazione del suo popolo, e un'amica iraniana, moglie di un suo amico, anch'essa sofferente per le vicende nel suo Paese d'origine. Proprio per il suo messaggio universale, l'autore ha tradotto il testo anche in altre lingue, e queste persone lo stanno attivamente diffondendo all'estero, facendolo circolare nei contesti internazionali come testimonianza e grido di speranza.

Il Dilemma del Cantautore nelle Istituzioni

Esiste un dilemma poco raccontato, ma profondamente reale: quello dei cantautori che, al tempo stesso, ricoprono ruoli istituzionali. Docenti, rappresentanti dello Stato, uomini delle istituzioni che scelgono la via dell’arte si trovano a muoversi su un confine sottile. A differenza di artisti svincolati da incarichi pubblici, chi opera all'interno dello Stato non gode sempre della stessa libertà interpretativa e rischia spesso il fraintendimento.

Tuttavia, il linguaggio artistico non può essere edulcorato. Come avvenuto per opere quali Gomorra, che hanno rappresentato la criminalità organizzata come strumento di conoscenza e mai come esaltazione, così un testo musicale può utilizzare parole crude per dare voce a un disagio sociale diffuso. La scelta del Prof. Adriano Lafemina di utilizzare la prima persona non è un atto di provocazione, ma di responsabilità: significa non nascondersi dietro nomi fittizi e assumersi il peso delle storie raccolte.



Frammenti di Realtà e Verità Narrativa

Ogni strofa del brano rappresenta un frammento di una realtà complessa:

  • Le Dipendenze: Non solo le sostanze, ma forme socialmente accettate come il gioco d'azzardo o l'alcol.

  • La Sfiducia: Una percezione diffusa di corruzione che genera astensionismo e rassegnazione.

  • l Paradosso dell'Illegalità Necessitata

    Nel testo emerge un paradosso drammatico: quello del profugo o del cittadino clandestino che si trova costretto a percorrere sentieri illeciti proprio per salvare la propria vita. Quando un individuo fugge da guerre, persecuzioni o regimi che hanno calpestato ogni diritto fondamentale, l'atto stesso di varcare un confine diventa spesso un reato formale, ma un imperativo morale di sopravvivenza.

    È qui che il sentimento di tradimento da parte delle istituzioni d'origine si fa più profondo. Se lo Stato che dovrebbe proteggerti è lo stesso che ti perseguita, l'illegalità (come il viaggio verso l'Europa attraverso canali non ufficiali) smette di essere una scelta criminale per diventare l'unica via di fuga.

    Portare alla luce questa condizione attraverso la canzone significa denunciare un sistema che mette l'uomo spalle al muro:

    • La consapevolezza del rischio: Il migrante sa di muoversi fuori dalla legge, ma non ha alternative.

    • La denuncia senza filtri: Raccontare queste storie non significa legittimare il crimine, ma evidenziare come l'instabilità politica e il crollo dei valori istituzionali spingano esseri umani onesti verso margini d'ombra.

Un Atto di Empatia Civile

In ultima analisi, è fondamentale ribadire che questa canzone non trae ispirazione da cronache o dinamiche interne alla cittadinanza italiana. Il racconto nasce interamente dalle storie di cittadini extracomunitari che l'autore ha conosciuto e ascoltato nel profondo. Vivendo in Italia — uno Stato che egli considera profondamente civile e di cui è orgoglioso cittadino della Repubblica — Adriano Lafemina ha avvertito un contrasto stridente: mentre lui sperimenta la protezione e la presenza delle istituzioni, i suoi interlocutori portano il peso di essere "figli traditi" dai propri Paesi d'origine.

L’immedesimazione non è stata dunque un esercizio di stile, ma un atto di empatia viscerale. L'autore ha fatto proprio il disagio di chi non si sente più parte di una terra, di chi ha visto lo Stato trasformarsi da madre in patrigno. Scrivere in prima persona è stato il suo modo per onorare quella sofferenza, prestando la propria voce a chi ha perso la patria ma non ha ancora perso la forza di respirare.

L'Onestà della Prima Persona

Utilizzare l' "io" narrante è una scelta che richiama il linguaggio del cinema e del teatro. L’artista si immerge nel ruolo per restituire autenticità. Parlare in prima persona non è un’adesione ai comportamenti descritti, ma uno strumento espressivo diretto. Prendere le distanze attraverso la terza persona sarebbe stato più semplice, ma avrebbe rappresentato un atto di vigliaccheria nei confronti di chi quelle storie le ha vissute e affidate con fiducia all'autore.

Il ritornello, infine, eleva la narrazione a una dimensione universale: la vita è limitata e ciò che conta è quanto siamo in grado di dare. In definitiva, il compito dell’arte non è rassicurare, ma interrogare. Un uomo dello Stato che racconta il disagio non tradisce il proprio ruolo, ma lo onora, rendendo visibile ciò che spesso è deliberatamente ignorato.




Il Senso del Titolo: Oltre il Tempo, la Forza del Respiro

Il cuore pulsante dell’intera opera risiede nel suo titolo, "A forza di respira", una metafora che va ben oltre il comune adagio "finché c’è vita c’è speranza". Qui il respiro non è solo un atto biologico, ma l’affermazione suprema della propria libertà e dignità. Finché l’individuo ha la forza di emettere fiato, di nutrirsi di aria e di avvertire il battito della propria esistenza, egli possiede lo strumento per opporsi alle ingiustizie.

Il messaggio di Adriano Lafemina mette in primo piano la forza della vita che si manifesta nel respiro, prima ancora che nello scorrere del tempo. È attraverso questo "ossigeno esistenziale" che nasce la voglia di dare e di lottare, superando le macerie delle vicissitudini umane — siano esse politiche, legate alla droga o allo sfruttamento.

In questo senso, il brano lancia un appello profondo: l’invito a metterci la faccia. I protagonisti di queste storie, pur segnati dal dolore, sono pronti a rivendicare la propria identità, disposti persino a farsi carico della gestione della cosa pubblica senza lo schermo di partiti, ma con la forza della propria verità. È un messaggio di resistenza etica: finché c'è respiro, c'è la possibilità di non piegarsi e di continuare a onorare il dono della vita attraverso l'impegno e la testimonianza.

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