IL RITORNO DI ADRIANO LA FEMINA: “CHISTO È ’O MUMENTE ’E TE FERMÀ” A metà maggio negli studi della Suono Libero per chi ha il coraggio di fermarsi; intanto l'autore pubblica in anteprima artigianale la denuncia sociale "Meglio il lunedì, meglio il giovedì che sabato e domenica"
L'energia del Leone e la forza della fragilità C’è una forza che non nasce dall’essere invincibili, ma dalla capacità di rialzarsi dopo aver toccato il fondo. Dopo un periodo di silenzio e di riflessione, Adriano La Femina torna sulla scena musicale con un progetto che nasce da un’urgenza del cuore e da una melodia dolce, trovata quasi per caso mentre insegnava i primi tasti del pianoforte a sua figlia di sei anni.
Il nuovo singolo: "Chisto è ’o mumente ’e te fermà" Il brano, che verrà registrato dopo il 9 maggio presso i prestigiosi studi della Suono Libero a Napoli con il produttore Nando Misuraca, è un abbraccio in musica dedicato a chi combatte contro l’ansia e le ombre della mente.
"Pure a nu lione ponno scennere ’e paure" recita il testo: un’ammissione di umanità che rompe il tabù della perfezione a tutti i costi. La canzone non è solo un racconto personale, ma un invito collettivo a non aver paura di chiedere aiuto e a considerare le pause della vita non come sconfitte, ma come cure necessarie per affrontare le sfide future.
Una mano tesa contro l'ansia Il brano è un abbraccio in musica dedicato a chi combatte contro l’ansia e le ombre della mente.
La canzone è un invito collettivo a a considerare le pause della vita come cure necessarie per affrontare le sfide future. Adriano ha deciso di condividere le parole di questo brano in anteprima, convinto che il messaggio di verità assoluta contenuto nel testo non debba aspettare i tempi tecnici della distribuzione.
Oltre il mondo "Social": un messaggio di vera umanità Nella seconda parte, Adriano punta il dito contro l’irrefrenabilità dei canali social, dove tutti appaiono come campioni e profeti di successi facili, nascondendo le debolezze che ci rendono umani. In un contesto globale segnato da guerre e incertezze, il messaggio della canzone è chiaro e disarmante: “Non mi interessa nulla di chi vincerà, ma l'importante è che nessuno perderà”.
Il ritorno in studio L’appuntamento è dunque a Napoli, dove l’energia autentica di Adriano La Femina incontrerà nuovamente la professionalità della Suono Libero per dare vita a un pezzo che promette di arrivare dritto all'anima, con la stessa intensità di chi ha imparato che il mondo non chiude le porte a chi decide di affrontare la vita, anche quando non si sente ancora forte.
Note dalla sala d'incisione: l'anima del brano
Per questo ritorno, la costruzione sonora seguirà un percorso emotivo ben preciso. L'arrangiamento partirà in modo estremamente intimo, con pianoforte e voce, per rispettare l'emozione pura del momento in cui la melodia è nata come già descritto insieme a sua figlia di 6 anni ai primi di maggio mentre le insegnava a suonare il pianoforte .
Nel ritornello, il suono si aprirà poi con un'orchestra di archi o chitarre elettriche dalle sonorità calde e avvolgenti, per dare la massima enfasi e speranza alla frase: “pecché ’stu munno nun chiure ’e pporte”.
Il dialetto napoletano nel ritornello conferisce alla canzone una verità e una musicalità immediate. Cantare queste parole con quell'anima "strepitosa" che colleghi e alunni hanno già riconosciuto ad Adriano in aula sarà la chiave per rendere questo pezzo indimenticabile e comunicare la forza di un uomo nuovo.
Il ritorno in studio
L’appuntamento è a Napoli: l’energia autentica di Adriano La Femina incontra nuovamente la professionalità della Suono Libero per dare vita a un’opera che dimostra come la vita non chiuda mai le porte, nemmeno a chi, per un momento, ha avuto paura di affrontarla.
Anteprima del testo: “Chisto è ’o mumente ’e te fermà”
Ritornello Se nun te siente ancora forte, chisto è ’o mumente ’e te fermà, pecché ’stu munno nun chiure ’e pporte a chi ’sta vita ne ’a vò affruntà.
Strofa Pure a nu lione ponno scennere ’e paure, quanno l’ansia è forte accummenciano ’e dulure, pure se hai penzato a cose brutte nun si’ sulo, cerca sempe aiuto e ’a voce ’e quaccheduno.
Accetta come esempio questa pausa della vita, ascolta il suo silenzio come cura per la sfida. Non puoi diffidare degli aiuti alternativi, quando ormai hai capito bene di aver toccato il fondo.
Ritornello Se nun te siente ancora forte, chisto è ’o mumente ’e te fermà, pecché ’stu munno nun chiure ’e pporte a chi ’sta vita ne ’a vò affruntà.
Bisogna un po' pensare a questa irrefrenanza social, tutti ’sti campioni orgogliosi sui canali, miti già passati che si sentono profeti raccontando solo i successi della vita.
Guerre fantomatiche, notizie ormai distorte, non si sa più bene a chi bisogna credere... Non mi interessa nulla di chi vincerà, ma l'importante è che nessuno perderà!
Ritornello Se nun te siente ancora forte, chisto è ’o mumente ’e te fermà, pecché ’stu munno nun chiure ’e pporte a chi ’sta vita ne ’a vò affruntà.
NEL FRATTEMPO: IL LANCIO A SORPRESA DEL "MESSAGGIO SOCIALE"
Proprio in queste ore, tra sabato e domenica di questo intenso weekend del 2-3 maggio, il professore Adriano La Femina, scherzando con lo staff dell’Istituto Geografico di Napoli, ha finalizzato e lanciato un secondo progetto parallelo: "Meglio il lunedì, meglio il giovedì che sabato e domenica".
Se il brano di metà maggio è un abbraccio contro l'ansia, questa è una vera e propria denuncia sociale nata dall'urgenza di parlare a chi oggi non ha più il tempo di godersi la vita. Adriano punta il dito contro i ritmi ossessivi del lavoro e la perdita del "gusto della settimana", utilizzando tre metafore animali potentissime:
Le Formiche: La massa che nel weekend si riversa meccanicamente nei centri commerciali, tutti nella stessa direzione, perdendo la propria identità.
L’Elefante: Simbolo della dignità calpestata. Se in natura a 60 anni un elefante tende a riposarsi, in Italia a quell'età si chiedono ancora altri sei anni di fatiche prima della pensione.
I Lupi della notte: Rappresentano chi ha ancora la forza di godersi il buio e il silenzio. Adriano richiama con nostalgia l'atmosfera degli anni '70 e '80, quando gli uomini, da Nord a Sud, dopo il lavoro si godevano la famiglia e poi il circolo per una partita a carte. Oggi i quarantenni e cinquantenni sembrano "afflitti" da un ciclo infinito: casa-lavoro-casa.
Non è un prodotto da studio, ma un’opera artigianale fatta in casa per arrivare subito, senza filtri. È lo "scheletro" di un pensiero che non poteva aspettare.
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